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Le origini del paese risalgono all'Alto Medioevo, intorno al Tredicesimo Secolo, epoca in cui il centro abitato si sarebbe sviluppato grazie alle copiose sorgenti presenti nelle vicinanze della Chiesa dell'Annunziata. Ciò è testimoniato da un rescritto di Carlo d'Angiò del 1299 che parla di Vico (Trevico) e i suoi casali (San Sossio Baronia, San Nicola Baronia, Castel Baronia, ecc.), e soprattutto dalle "Rationes Decimarum Italiae" nei secoli XIII e XIV nella parte riguardante la Campania, ove risulta che i "Clerici S. Sossi" per gli anni 1308-1314 dovevano pagare la tassa annuale di "tarì uno e grana 12 ½" al vescovo di Trevico. Da ciò è deducibile che il Casale di San Sossio aveva avuto origine almeno nella seconda metà del 1200. Inoltre, altri documenti testimoniano che il paese rimase per molto tempo sotto il feudo dei Signori di Trevico. Tuttavia sul territorio comunale sono presenti segni di civiltà vissute molto tempo prima: infatti, in Contrada Civita, su un breve altopiano indicato con il nome "Le Felci" sono presenti tracce di un insediamento che si fanno risalire all'epoca romana, come testimoniato dal lastricato presente in loco e da cocci e utensili che emergono dal terreno arato. Un altro cenno della presenza romana nella zona sono i ruderi di un ponte romano che risalirebbe presumibilmente al terzo secolo a.C. presente in località Fiumara che testimonia anche il passaggio della famosa Via Appia che costeggiava il corso del Torrente Fiumarella. Anche Orazio nella quinta satira del primo libro affermava di aver percorso tale via, "sostando in una villa vicina Trivici". Il paese visse sotto il giogo feudale prima dei Consalvo e poi dei Loffredo fino ai primi anni dell'Ottocento. Durante questo periodo si arricchì della croce in pietra del 1611 visibile in Via Piano e della bella fontana in pietra voluta da Ferdinando Loffredo, visibile in Via Piazza. In testa alla fontana è presente un bassorilievo che raffigura lo stemma del casato dei Loffredo e l'immagine del Santo Patrono al di sotto dei quali si trova una lapide che recita: "Soxius huc populu custodit ab aetere martir hoc Loffreda domus; stabit in orbe pius A.D. 1612 praetereundo cave sitiens properare viator fistula dulce fluit cogiaciatis aquae" ( Il Martire Sossio protegge questo popolo dal cielo; In questo paese don Loffredo sarà ricordato come Pio nell'anno del signore 1612. O viandante assetato guardati dall'affrettarti nell'andar via, un condotto di acqua ghiacciata scorre dolcemente ). Nella seconda metà dell'Ottocento anche in queste zone si ebbe una attiva partecipazione ai moti rivoluzionari, infatti, il popolo sossiano assalì il Municipio e distrusse il busto di Ferdinando II. La rivolta, pian piano, degenerò nel brigantaggio con la formazione di diverse bande di briganti. Infatti, durante una scorreria nel centro abitato, il brigante Schiavone tagliò le teste dei quattro angeli, scolpiti agli angoli della base della croce in pietra in Via Piano . In proposito, si ricorda che il brigante Schiavone era legato ad una donna sossiana, tale Filomena Pennacchio, come riportato in documenti redatti nel 1863 dal "Giudice Regio di Montecalvo Irpino" che processò il brigante e la sua consorte. |
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ORIGINE DEL NOME |
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Sull'origine del nome del paese, la memoria popolare ha tramandato una particolare leggenda. Si racconta, infatti, che un asino, che trasportava delle reliquie di San Sossio martire, destinate ad un paese vicino, arrivato in località "Sella Coppola", spontaneamente e caparbiamente, prese la direzione per il nostro paese e non vi fu modo di fargli cambiare direzione. Si gridò subito al miracolo, le reliquie del santo restarono nel piccolo centro e, ospitate nella chiesetta dell'Annunziata, furono subito oggetto di grande venerazione.
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Ovviamente, la devozione al Santo, comportò anche che il casale assumesse tale nome.
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Anche nell'attuale gonfalone, emergono i segni dell'antica devozione al santo, ove è rappresentato il Vesuvio eruttante, sormontato da tre stelle. Secondo la tradizione popolare, quando le reliquie del Santo erano custodite nel Monastero di San Severino in Napoli, si era creato uno stretto legale legame con la comunità napoletana, che in occasione di una visita di pellegrini regalò tale emblema, come segno di amicizia.
La memoria del Santo e della sua storia, con il passare degli anni, si era affievolita e nelle giovani generazioni era venuta meno ogni cognizione in merito.
Grazie all'impegno dell'amministrazione comunale e del parroco, effettuata una opportuna ricerca, si venne a conoscenza che, le reliquie del Santo Patrono, erano custodite in Frattamaggiore (Na), nel tempio di S. Sossio.
Ciò ha fatto rinascere l'interesse e la devozione per il Santo nonché un legame ed una forte amicizia tra le popolazioni dei due comuni, culminata, dopo lo scambio di varie visite, il 23 novembre 2002, con la donazione di parte delle reliquie del Santo, alla comunità sossiana e che, ora, sono custodite nella Chiesa Madre del paese, dedicata a Maria S.S. delle Grazie.
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La memoria del Santo Patrono e della sua storia, con il passare degli anni, si era affievolita e nelle giovani generazioni era venuta meno ogni cognizione in merito.
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Grazie all'impegno dell'amministrazione comunale e del parroco, effettuata una opportuna ricerca, si venne a conoscenza che, le reliquie del Santo Patrono, erano custodite in Frattamaggiore (Na), nel tempio di S. Sossio. |
Ciò ha fatto rinascere l'interesse e la devozione per il Santo nonché un legame ed una forte amicizia tra le popolazioni dei due comuni, culminata, dopo lo scambio di varie visite, il 23 novembre 2002, con la donazione di parte delle reliquie del Santo, alla comunità sossiana e che, ora, sono custodite nella Chiesa Madre del paese, dedicata a Maria S.S. delle Grazie.
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Notizie a cura di Francesco Contardo |
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